Il soffio vitale
Vi sono forze vitali, nell'uomo, legate alla consistenza materiale, dunque sottoposte alla morte, e vi è la forza vitale immortale. Il sangue, almeno in alcune concezioni greche, sprigiona (nel vapore del sangue caldo versato, cosa sconosciuta agli dei immortali che perdono semmai ICORE) la "forza vitale" che ha sede nel cuore, inteso come sede dell'anima e di affetto (dunque legato alla sensazione e al sentimento che come detto precedentemente sono legati al respiro: in Omero, infatti, non serve versamento di sangue per perdere tale forza vitale che evidentemente si perde attraverso l'espirazione). Questa forza vitale pensa, prova sensazioni, spinge all'azione e si muove. Situata nella zona del petto, infatti, è contenuta in un organo talvolta descritto come “nero”. Un'interpretazione da' al diaframma il compito di contenere tale forza e si spiega così l'affermazione "avere il diaframma nero per la collera" che ancora oggi sento simile nella frase "avere l'anima nera" (per la collera). Essendo mobile, la forza usufruisce delle arterie e di tutti quei canali che il mondo classico conosceva e descriveva come una ramificazione (la medicina moderna stessa parla dei rami bronchiali) e, infatti, usava termini tipici del linguaggio vegetale (germogliare il pensiero). La mente, in questo caso, sarebbe appunto nei polmoni. Interessante, poi, è notare come viene data la consistenza "umida" al sonno: questi polmoni, o qualunque cosa si intendesse con quell'organo che contiene la forza vitale nel petto (per Platone i polmoni racchiudono il cuore perché fungono da cuscino) dicevo, questi polmoni sarebbero efficienti e dunque darebbero coscienza ed intelligenza da "asciutti". Il sonno e l'ubriachezza intorpidiscono l'uomo umidificando quell'aria, quel respiro vitale. L'umidità rende l'uomo preda dell'esaltazione (lymphatus) come accade alla Baccanti deliranti in balia di una mente lymphata o come accadrebbe quando si vede una ninfa dell'acqua e non a caso, poi, bevendo dal Lete si ha l'oblio, un effetto mentale. Nonostante questo, il sapere sarebbe dato dalla forza che corre naturalmente nel corpo, aeriforme sotto forma di "respiro" o come liquido o come aria contenuta nel liquido sangue. Assumere liquidi estranei produrrebbe effetti negativi, anche se come riportavo precedentemente assume un ruolo fondamentale il seme, contenuto nella testa, nel cranio, e nella spina dorsale che non sarebbe altro che la parte divina del midollo. Il seme, connesso con la creazione sarebbe insomma legato perfino allo starnuto, manifestazione del divino, entrambe contenute nel capo, parte prioritaria dell'uomo, ed entrambe connesse alla vita. In tale concezione, l'assunzione di vino, seme della vite, è considerata in modo positivo: mentre la forza vitale naturale mortale ha centro il cuore (il petto in generale, per i romani) la forza vitale ispirata dal Genius ha centro il capo. Dunque, se da una parte il vino intorpidisce il pensiero e l'intelligenza dei polmoni e del petto ivi contenuto, o il diaframma o qualsiasi altro organo implicato, dall'altra parte il vino esalta quel flusso ispirato dal proprio Genius direttamente in testa al quale conseguono azioni, ispirate, appunto.La testa è il principio (Zeus), "mangiare fave equivale a mangiare la testa dei propri genitori", cioé nutrirsi di un ovulo, ricettacolo di un seme, non era consigliabile per non nutrirsi di forza vitale (immortale, centro la "testa") laddove aveva sede.
