domenica 10 ottobre 2010

neuroteologia

Mi è capitato di imbattermi, in rete, con gentaglia strana. Novelle "streghe" o maghette varie, amanti della notte, della luna, di candele e poltiglie varie. Io guardo fuori e vedo il sole e mi sento più che mai lontana da questo genere di femmine che evidentemente non ha recepito un emerito tubo dei Misteri di cui vanno cianciando.
Un giorno ho iniziato lo studio dell'Alchimia. Non ho capito niente, se non che calderoni e alambicchi non c'entrano molto e che la Via Alchemica è un'altra cosa. Negli anni ho anche imparato che esistono forze, alcune note alla scienza e altre no. In passato gli uomini personificavano queste forze, la Venere-attrazione, per es.
La realtà regolata dalle sue leggi era profondamente tenuta in considerazione come manifestazione del divino, quindi qualcosa che va oltre la natura stessa.
Anch'io non credo che la scienza sia scindibile dalla religione, intesa questa come cammino di risveglio di consapevolezza, in altri termini, le moderne "streghette de noantri", rinchiuse nel loro follettoso mondo lunare e naturalistico fine a sè stesso, non sanno che la magia consiste nel dirigere il proprio pensiero controllando la mente. Niente di meno di questo!
La scienza lo ha capito e da qualche anno ha iniziato a inoltrarsi nello studio della mente umana come generatore della realtà materiale.
Sembra un film.
Certamente l'elettricità, pur essendo lì alla portata di tutti, fu un fenomeno inspiegabile finché la scienza ortodossa ne capì il sistema ed imparò a gestirlo, "producendola" sistematicamente.
Analogamente, ritengo che la scienza di oggi abbia in eredità questo approccio in cui con il lento procedere di "scoperte", grazie a macchine più precise e ad intuizioni di scienziati, riesce a porsi domande, a studiare fenomeni e a ricrearli.
Ammettendo anche la possibilità teorico-matematica della disgregazione atomica, l'invisibilità dell'oggetto, la ricomposizione dello stesso in uno spazio-tempo diverso o lontano, resta alquanto difficile formulare una legge a riguardo e a riprodurre i fenomeni, soprattutto nel momento in cui non la "macchina" di una scienza moderna li compie, ma una mente umana.. Lo scienziato di oggi sta entrando in un ambiente poco ortodosso, dovendo prendere in esame la possibilità che:
- l'osservatore influenza il fenomeno stesso quando lo osserva, lo pensa, (l'"ondicella" dei fisici nucleari)
- che i fenomeni avvengono esclusivamente in presenza di determinate persone (ammettendo come veritiere le testimonianze su monaci tibetani)
- che l'approccio "irrazionale" ha allevato scienziati culturalmente poco "coraggiosi" e non propensi a ritenere la mente dell'uomo un naturale vettore di energia che sprigiona vibrazioni e dunque compie alcuni mutamenti atomici. Le peculiarità della mente, pur essendone sconosciute possibilità ed effetti, sono sempre state note in ambiente accademico, ma sono state abbandonate all'ambiente metapsichico. Quasi come se l'uomo fosse un elemento "a parte" rispetto al mondo in cui operano le leggi naturali.
Una ricerca sul coinvolgimento dei sensi è stata condotta dal dr.Andrew Newberg dell'Università di Pennsylvania il quale dopo una esperienza davvero particolare ha iniziato a studiare gli effetti della meditazione e della preghiera sul corpo ed in particolare nel cervello.
La scienza ha dimostrato gli effetti positivi della meditazione nel cervello che, nell'individuo dedito a questa attività, anziché diminuire con il passare del tempo e con l'età, si rafforzerebbe ed aumenterebbe la massa ispessendosi in zone generalmente rilevanti solo durante l'infanzia.
Il professore ha esaminato monaci tibetani e suore fancescane preventivamente posti in ambienti rilassanti ed adattati alla meditazione-preghiera con candele, incensi, luci appropriate.
Quando il religioso percepiva che il momento era propizio e stava per entrare in uno stato spirituale profondo dava un segnale attraverso un filo ed in quel momento il professore iniettava per endovena il liquido da contrasto che si usa in medicina.
Emerse che durante le meditazioni, le preghiere e le attività rituali si disattivavano le zone neurologiche preposte all'orientamento spazio-temporale e si attivavano nuove zone in cui l'io del soggetto entra in uno stato di "eternità", uno stato di coscienza dove si sente tutt'uno con il cosmo e vengono meno le sensazioni individuali.
Questo è servito per capire che biologicamente l'uomo è predisposto a raggiungere uno stato di sovrasensibilità, stato generalmente legato al concetto di religione e conseguente appunto agli effetti ottenuti attraverso questo "canale con Dio", ovvero agli stimoli in certe zone del cervello.
Interessante notare che molti studiosi ritengono che il soggetto epilettico, in quanto presenta determinate caratteristiche neurologiche, ha la predisposizione a rivolgersi e a credere ad un Dio, in virtù degli stimoli provocati dalla malattia stessa.
Dopo queste riflessioni, ho voglia di godere del sole che questo ottobre ancora ci regala!

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page